Recensione su Metallized

parliamo di musica italiana allo sbando, di ignoranza musicale dilagante, festival di Sanremo da mani nei capelli e poi la stessa Liguria sforna band come questa, che se solo avesse le possibilità metterebbe in riga in un colpo solo il 99% dei baracconi pseudo-rock di casa nostra

Attrice di una banale commediola, le tue dita volteggiavano nell’aria, scandendo quelle tue insulse parole, credevi di strappare un applauso a quel misero pubblico che ti circondava, speravi di ottenere un consenso, un fragilissimo consenso, ma chissà per quale motivo..ti ho mostrato il mio vero volto, ora scendi dal palco, la commedia è finita, puoi toglierti….la maschera!

Voglio essere sincero: una delle cose più belle che ho ricevuto da quasi un anno di attività come recensore è il privilegio di conoscere giovani gruppi italiani, spesso senza contratto (e qui ti chiedi davvero perché loro no e Giusy Ferreri sì?) che altrimenti avrei incolpevolmente ignorato; dico incolpevolmente perché per quanto certi ragazzi ci provino in ogni modo, la nostra scena “alternativa” è spesso inclemente, sia a causa delle ristrette dimensioni causate dal livello di cultura musicale dell’ascoltatore medio e sia – diciamocelo – perché quando è ora di sostenere gruppi più giovani e meno conosciuti difficilmente ci si muove.
Eppure sto ripensando a quali perle ogni tanto escano da questo sottobosco…una di queste sta passando nel mio lettore mp3 per quella che credo sia la nona/decima volta e si tratta di Memorie Nascoste, l’album d’esordio dei Tenebrae.

La band creatrice di questo stupendo autoprodotto nasce nel 2005 a Genova ed è fautrice di un genere da loro definito “Art Rock”: i nostri in pratica uniscono alla loro musica – che approfondirò più avanti – le arti della recitazione e della pittura, sia per quanto riguarda il loro cd (un digipak curatissimo contente varie immagini artistiche ad opera di Désirée Nembri, corredato da un fumetto che funge da prequel al concept raccontato nel platter) sia per quanto riguarda le esibizioni dal vivo arricchite con esposizioni di quadri sullo stage e momenti di recitazione – credo da parte del cantante Davide Faudella – di piccoli monologhi (ripresi negli intro alle varie canzoni sul cd) che creano un’atmosfera quantomeno particolare.
Dato che vi avevo promesso di approfondire la musica: i Tenebrae sono fautori di un gothic rock cantato in italiano con venature oscure e malinconiche e influenze progressive (dicono di ispirarsi ai Black Sabbath quanto ai primi Litfiba).
I testi introspettivi, che esplorano i lati nascosti e “nebbiosi” dell’animo umano attraverso un concept che si snoda per nove tracce in senso stretto (alcune anche parecchio lunghe, vedi Eclissi) e sei piccoli intro (a metà tra un preludio musicale e la recitazione di un monologo), prendono vita in canzoni dall’incedere “ragionato”, certo sostenuto – è pur sempre rock – ma in grado comunque di ricreare al meglio le atmosfere decadenti, avvilenti e claustrofobiche di queste interiorità tormentate.
Molto difficile trattare dei meriti dei singoli musicisti in questo riuscito connubio: molto importante è certo l’ispiratissima voce di Davide Faudella, cantante poliedrico a suo agio su tonalità medio/basse – che non disdegna in certi episodi tecniche più “estreme”- dotato anche di un ottimo talento recitativo, il quale unito ad un bellissimo timbro gli permette di calarsi al meglio nei mood delle varie canzoni; ma come non pensare anche alla chitarra di Marco Arizzi? Tecnicamente molto valido e in grado di passare da ottime sezioni ritmiche in power chords a parti pulite estremamente calzanti, passando per dei solismi davvero di buon gusto.
La sezione ritmica è – forse in modo atipico – dominata dal basso di Fabrizio Garofalo (molto probabilmente il membro più esperto della band) presente praticamente ovunque con linee complesse che gli fanno assumere nell’economia del sound una dignità pari a quella della chitarra, cosa ormai rara in gruppi rock/metal dove le quattro corde sono trattate sempre più da comprimarie; non crediate però che il precedente “dominata” voglia denigrare il lavoro del drummer Emanuele Benenti, effettivamente meno in evidenza ma sicuramente batterista “vero” che svolge il suo compito in modo eccellente con un drumming variegato (mi è molto piaciuto l’uso dei piatti) perfettamente contestualizzato, che evidenzia a meraviglia i cambi di tempo nei pezzi veloci (anche con azzeccati e non invasivi tappeti di doppia cassa), oltre a creare un accompagnamento adeguato nei momenti più rilassati.
Discorso a parte per le tastiere di Flavio Bignone (tra l’altro non più membro del gruppo): sono insieme alla voce l’elemento più atmosferico del sound e svolgono la funzione di collante tra tutti gli altri strumenti, grazie a scelte ben ponderate nei suoni dei synth (sia gli archi che i leads) e a delle ottime sezioni di pianoforte.

Anche se il mio suggerimento è ovviamente quello di ascoltare per intero il cd (tra l’altro potrete farlo in modo totalmente legale e gratuito sul loro sito) in modo da apprezzarne tutte le sfumature e il concept alla base, credo di poter isolare le canzoni: Maschera (con annesso il citato in apertura intro Crepuscolo), Visione, Anima, Coprimi di Nero e Memorie Nascoste come perfetti esempi per farsi un’idea di quest’opera.

Non vi nascondo che inizialmente ho trovato Memorie Nascoste davvero ostico – non in senso negativo sia chiaro – però la sua complessità rende necessari parecchi ascolti prima di cominciare a metabolizzare le varie canzoni e a coglierne quindi l’essenza; ciò è certamente un punto a sfavore per un ascoltatore che predilige l’easy listening e non ha tempo/voglia di riflettere su cosa stia ascoltando (e qui mi ricollego alla considerazione in apertura circa la mentalità dell’ascoltatore medio), ma se consideriamo questo fattore alla luce della longevità…beh capirete da soli che è davvero consistente.
Poche davvero le pecche, forse di prolissità (Eclissi) e da un certo punto di vista di immediatezza; persino la produzione è di buon livello (vi ricordo che è un autoprodotto).

Concludo da dove ho cominciato sintetizzando il tutto nella considerazione: “ma perché questi sono ancora senza casa discografica?” sarò sincero, non me lo spiego giuro… parliamo di musica italiana allo sbando, di ignoranza musicale dilagante, festival di Sanremo da mani nei capelli e poi la stessa Liguria sforna band come questa, che se solo avesse le possibilità metterebbe in riga in un colpo solo il 99% dei baracconi pseudo-rock di casa nostra (e badate bene non sono gli unici, ci sono anche altri bellissimi casi)…mistero…
Pittura, teatro, musica eccovi il nuovo Trivio, con il consiglio di sostenerli e di comprare a cuor leggero il disco io rimetto le cuffie e torno ad ascoltarli.

Non “so” se è sogno o realtà, la” mia” espressione incredula!

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